Si può fare del male senza saperlo e senza volerlo. Molte scelte ingenue di turisti convinti di fare una “vacanza eco” o di “conoscere popoli e culture nel rispetto della diversità” si rivelano un boomerang con devastanti conseguenze per l’ambiente e i diritti umani.

Operatori turistici senza scrupoli propongono esperienze “autentiche” al solo scopo di guadagnare il più possibile, per niente dettate da amore per la natura o la conoscenza delle minoranze etniche. Nel Sud Est Asiatico e in particolare in Thailandia in particolare gli esempi di questi comportamenti non sono rari, purtroppo.

L’informazione è l’unica arma per contrastare questi operatori senza scrupoli: per questo motivo, nonostante in internet esistano già svariati articoli sull’argomento, vi presentiamo tre attrazioni turistiche thailandesi da evitare per chi vuole fare turismo responsabile.

Trekking a dorso degli elefanti

Che gioia poter salire in groppa ad un elefante ed esplorare la giungla comodamente seduti sulla schiena di un animale così dolce e buffo! Che gioia poter vedere per la prima volta un elefante libero, non chiuso dietro le sbarre di una gabbia allo zoo! E quale paese migliore per provare questa gioia se non la Thailandia, paese in cui l’elefante è quasi un simbolo nazionale?

I turisti che ingenuamente prenotano un elephant trek spinti dal desiderio di fare un’esperienza a contatto con la natura sono convinti che il loro peso sia roba da poco per un animale di così grandi dimensioni e che quindi l’animale non soffra durante il percorso. Questa illusione viene accentuata dagli accompagnatori, che si mostrano amorevoli e premurosi nei confronti dell’animale, che chiamano per nome e di cui raccontano anedotti buffi e divertenti che suscitano tenerezza.

Purtroppo la realtà è molto diversa. È vero, il peso di un essere umano è poca cosa rispetto a quello di un elefante (sebbene, ricordiamolo, l’elefante asiatico sia molto più piccolo rispetto al suo “cugino” africano). Ma la schiena dell’elefante, a differenza di quella del cavallo, è molto fragile e le sedie in metallo o in legno che vengono montate sul suo dorso per trasportare i turisti comportano ferite dolorose per l’animale.

Chi organizza i trekking a dorso dell’elefante non è mosso da amore per gli animali: l’elephant trek in Thailandia è diventato un business redditizio. Per guadagnare di più vengono organizzati numerosi tour durante la giornata per cui un elefante arriva a “lavorare” anche 8-9 ore al giorno, quasi senza sosta. Sono turni massacranti, che sottopongono l’animale non solo a un notevole sforzo fisico ma anche ad un elevatissimo carico di stress.

E l’animale non soffre solo durante il tour. L’addestramento degli elefanti impiegati nei trekking avviene attraverso un rituale chiamato “Phajaan” (letteralmente significa: frantumare lo spirito dell’elefante). Si tratta di una serie di torture e maltrattamenti atroci mirati a privare l’animale della sua dignità e renderlo obbediente e mansueto, adatto alle mansioni che i loro addestratori vorranno fargli svolgere, e a farlo apparire buono e dolce agli occhi dei turisti.

Insomma, gli elefanti non sono in gabbia come allo zoo ma non hanno una vita migliore. Non alimentiamo un turismo che si basa sullo sfruttamento degli animali: diciamo NO al trekking con gli elefanti ed esploriamo la giungla a piedi!

Esistono delle esperienze di trekking con elefanti più rispettose della dignità e del benessere dell’animale, ma è davvero difficile avere informazioni attendibili su chi li organizza e i metodi usati. Per questo motivo noi consigliamo di evitare in ogni caso questo tipo di esperienza.

Altre pratiche da evitare per non alimentare forme di guadagno basate sullo sfruttamento degli elefanti sono partecipare a spettacoli in cui gli elefanti pedalano o dipingono (un po’ come al circo) e dare soldi a chi chiede l’elemosina per la strada con un elefante (peggio ancora pagare per farsi un selfie con l’animale).

elephant trek

Santuario delle tigri

Altro animale selvaggio che i turisti occidentali non vedono l’ora di ammirare durante il loro viaggio in Thailandia è la tigre. Il Tempio delle Tigri di Kanchanaburi e ancor più il Santuario delle Tigri a Chang Mai sono diventate popolarissime attrazioni turistiche, visitate da schiere di turisti desiderosi di vedere e coccolare il feroce felino.

Entrambe le organizzazioni vengono duramente criticate per la mancanza di informazioni chiare sul trattamento riservato agli animali, che ai visitatori appaiono incredibilmente docili e rilassate. Come viene ottenuta questa mansuetine? Farmaci sedativi? Maltrattamenti? O davvero come dichiarano i responsabili dei centri le tigri sono più attive durante la notte?

Anche in questo caso noi nel dubbio preferiamo evitare.

Le donne giraffa di Chang Rai

La terza popolarissima attrazione turistica della Thailandia che vi invitiamo a depennare dal vostro programma di viaggio sono i tour delle donne giraffa a Chang Rai.

La località di Chang Rai si trova in una zona montuosa della Thailandia settentrionale ed è una meta popolare per chi vuole fare trekking in Thailandia. Ma ci sono anche frotte di turisti che arrivano fin qui per fotografare le famose donne giraffa o donne dal collo lungo.

Le cosiddette donne giraffa appartengono ad un sottogruppo della tribù Karen chiamato Padaung. Si tratta di una minoranza etnica originaria della Birmania, un popolo che è fuggito dal regime militare birmano e si è spostato in Thailandia in cerca di asilo politico.

La tradizione della tribù vuole che le donne adornino il collo di anelli dorati, iniziando quando sono bambine e aggiungendone uno all’anno fino a raggiungere un peso massimo. L’effetto è affascinante: grazie ad un’illusione ottica determinata dai numerosi anelli, il collo di queste donne appare lunghissimo e la loro bellezza assume un inusuale tocco esotico.

L’unico modo per vedere le donne giraffa è partecipare ad un tour guidato che prevede il pagamento di un biglietto per l’ingresso al villaggio. I soldi del biglietto non vanno alla comunità locale ma al governo thailandese, che dalla fama delle donne giraffa ha tratto gran beneficio.

Molti articoli di giornalisti e blogger che hanno visitato questo villaggio denunciano la condizione di semi-schiavitù delle donne giraffa, alle quali non è permesso andarsene e vivere una vita libera. Rimangono lì, a produrre oggetti d’artigianato da vendere ai turisti (altri soldi che andranno al governo thailandese), costrette a farsi fotografare anche controvoglia.

A noi l’idea di uno zoo umano non piace per niente e per questo vi invitiamo a non partecipare a questi tour irrispettosi dei diritti umani. Ci sono altri modi per trascorrere il vostro soggiorno a Chang Rai: visitare i templi, passeggiare, fare rafting o curiosare al Morning Market.

donna giraffa a chang rai