Sono passati sei mesi dalla chiusura delle frontiere che ha isolato gran parte del mondo. In questi mesi si sono susseguiti annunci di riaperture e seguiti da smentite, seguite da nuovi annunci che prevedevano riaperture nel nuovo anno e ancora smentite.

Alla data in cui scriviamo non è possibile sapere quando si potrà tornare a viaggiare verso le nostre destinazioni nel sud-est asiatico: Cambogia, India, Indonesia, Laos, Nepal, Thailandia, Vietnam e Birmania. Sono tutti paesi in cui il turismo è una voce fondamentale dell’economia nazionale, o in parole più semplici la sussistenza di molte persone dipende dal turismo.

Abbiamo scelto di non fare ipotesi sulle riaperture, ci sembra inutile. Rimaniamo in attesa delle notizie ufficiali. Ci siamo però interrogate sulla situazione dei paesi in cui abbiamo viaggiato tante volte e in cui abbiamo portato tanti viaggiatori. Paesi che amiamo e che amiamo far conoscere nella loro realtà, molto diversa dalle immagini pubblicate nei patinati cataloghi di viaggio dei tour operator e dalla retorica della facile felicità di una vita in infradito propagandata da famosi travel blogger.

La realtà è complessa, e abbiamo cercato di scandagliarla mettendo insieme informazioni raccolte da fonti ufficiali e dai racconti dei nostri corrispondenti locali, persone che vivono in quei paesi lavorando di turismo e che quindi possono osservare ciò che accade da un punto di vista privilegiato.

Non siamo giornaliste investigative e quel che segue non è un’inchiesta. Questo articolo nasce dal desiderio di dar voce ai nostri corrispondenti locali e di offrire una panoramica di ciò che sta accadendo per tentare di rispondere a domande importanti:

  • Come hanno vissuto i paesi del sud-est asiatico questi mesi di chiusura al turismo internazionale?
  • Quali conseguenze ha avuto/avrà il mancato arrivo dei viaggiatori stranieri?
  • Alla luce di quanto è successo in questi mesi, quali sono i sentimenti delle popolazioni locali verso i viaggiatori?

Senza turismo si può vivere?

C’è un punto chiave che accomuna le nostre destinazioni nel sud-est asiatico: senza turismo internazionale molte piccole realtà legate al turismo tra qualche mese non esisteranno più. Molti paesi hanno riaperto al turismo interno, ma solo India e Thailandia ne traggono una lieve ripresa;  per gli altri paesi il turismo interno non è sufficiente.

donna asiatica triste

La chiusura delle piccole realtà legate al turismo avrà effetti devastanti per molte famiglie. Era stato il boom turistico degli ultimi anni a portare un certo benessere in questi paesi, e dal turismo dipendeva la sussistenza di molte persone. Per “un certo benessere” infatti non intendiamo la possibilità di acquistare un’auto di lusso: parliamo di poter acquistare un mezzo di trasporto per lavorare, poter mandare i figli all’università, permettersi cure mediche.

Gli effetti collaterali della chiusura delle frontiere non sono solo problemi economici. Questa situazione ha generato un’ondata xenofoba verso il diverso. La percezione comune è che solo chi arriva dall’estero – indipendentemente dalla nazionalità – è colpevole di portare il virus nel paese. È un fenomeno che si registra in tutto il mondo, non solo in Asia. Dare la colpa all’altro, “il diverso”, sembra alleviare la paura o essere un modo per comprendere l’origine di un virus ad oggi ancora in parte sconosciuto.

Per far rientrare l’ondata xenofoba generata dalle disastrose conseguenze economiche del virus, è davvero importante che nella prima fase di apertura i visitatori occidentali si comportino con assoluto rispetto.

Auspichiamo che i primi viaggiatori a entrare in questi paesi siano persone responsabili. Quando le frontiere riapriranno prima di partire prendetevi la briga di informarvi sulla situazione dei paesi che andrete a visitare e che oltre a seguire tutte le buone prassi del turismo solidale (con un forte accento sul rispetto della cultura locale) impegnatevi a seguire tutte le norme di precauzione e distanziamento previste dalle leggi.

forma di un cuore fatta con due mani

Come sta andando in…

Vediamo meglio paese per paese com’è andata e cosa sta accadendo in questi giorni.

… India

L’India è uno dei paesi dove si registrano numero di contagi da capogiro, il che non sorprende dal momento che si tratta di un paese con una popolazione che supera il miliardo di abitanti e dove la situazione sanitaria non è delle migliori e non accessibile a tutti.

L’India conta uno dei lockdown più lunghi e restrittivi al mondo ma un mese fa il governo ha deciso di allentare le restrizioni e dare possibilità di ripresa al turismo interno. Sono ripartiti i voli interni e i treni e questo ha portato una lieve boccata d’aria fresca al comparto turistico. Luoghi come il Taj Mahal sono stati riaperti e i turisti hanno iniziato a circolare.

L’India è un paese in forte crescita e vanta una grossa fetta di persone benestanti che solitamente passano le loro vacanze all’estero. Quest’anno gli indiani di classe media, con buone possibilità economiche,  spendono i loro soldi in patria ma i loro soldi non sono i nostri: la differenza tra un turista locale e uno straniero sta anche nei prezzi! È prassi consolidata che a noi occidentali vengano applicati prezzi più alti, il che nasce dal fatto che per noi a volte la differenza di prezzo per una guida o un souvenir, magari di 50 centesimi o un euro, non implica grosse perdite mentre per guide /autisti può fare la differenza.

La valanga di souvenir che noi occidentali ci portiamo a casa non è pari agli acquisti da parte di turisti locali e anche questo segna una perdita. Non parliamo poi dei centri yoga indiani frequentati ogni anno da migliaia di allievi da tutto il mondo.

Come stanno vivendo gli indiani? Molti di espedienti, gli indiani hanno una capacità di innata di reinventarsi in tutti i settori per sopravvivere in attesa di tempi migliori.

… Nepal

La situazione covid in Nepal è una delle più strane!

Il Nepal ha chiuso lo spazio aereo a marzo e da allora non si entra e non si esce dal paese. Il lockdown ha portato alla chiusura di quasi tutte le strutture turistiche. Risultato: turisti e trekkers intrappolati nel paese non trovavano alberghi dove dormire. Qualcuno è riuscito a tornare a casa con voli speciali, per tutti gli altri è stato fondamentale l’aiuto della popolazione locale.

Con le frontiere chiuse il numero dei contagi è stato tenuto sotto controllo. Le restrizioni inizialmente introdotte sono state allentate e in luglio il governo ha annunciato la riapertura dello spazio aereo e al turismo per il 17 agosto.

Nel frattempo però il numero dei contagi è iniziato a salire e si sono registrati i primi morti. Quindi frontiere mai aperte, chiuse fino a data da destinarsi, nuovo lockdown restrittivo in quasi tutto il paese.

In assenza di turismo internazionale molte strutture non vedranno più la luce del sole. I Nepalesi si aiutano l’uno con l’altro condividendo cibo e preghiere. Gli Sherpa approfittano dell’assenza dei turisti per pulire i trekking su Everest e Annapurna in vista di una riapertura che non ha ancora una data.

… Myanmar

La Birmania ha chiuso lo spazio aereo a marzo e al momento sono consentiti solo voli speciali. Rimangono chiuse anche le frontiere terrestri.

Il paese non contava molti casi positivi, ma da un mesetto è stato riscontrato un focolaio nello stato del Rakhine. Si parla sempre di numeri molto bassi e il paese ha deciso di rivedere la sua idea di riapertura al turismo fissata per novembre. La scoperta di un focolaio nel Rakhine desta però qualche sospetto tra la popolazione visto che in questo stato si concentra la maggior parte della popolazione di origine Rohingya entrata sotto i riflettori negli ultimi anni per i conflitti nei loro confronti. Lo stato e la capitale Sittwe è sotto stretto lockdown.

Negli ultimi anni il Myanmar è diventato una meta sempre più popolare tra i viaggiatori, le strutture ricettive sono aumentate e molte persone si sono cimentate nelle attività turistiche. È quindi ovvio che la mancanza del turismo internazionale si faccia sentire, ma il popolo birmano vive di molte altre attività che non lo rende completamente dipendente dal settore turistico.

… Laos

C’è forse covid in Laos??

Il piccolo stato ha chiuso le frontiere terrestri lo e spazio aereo a Marzo ed ha registrato un numero esiguo di casi stimati in 25. Sì, avete letto bene, 25 e quasi tutti guariti. Vero, sono stati fatti pochi test, ma a detta dei nostri corrispondenti non si registrano criticità negli ospedali.

Com’è possibile?

Non lo sappiamo e non abbiamo le competenze tecniche per analizzare i dati scientifici, fatto sta che i laotiani da maggio vivono una sorta di normalità senza però i turisti stranieri a cui è ancora vietato l’ingresso. Molte strutture ricettive sono chiuse e le popolazione vive di agricoltura, pesca e preghiere per uscire presto dal suo isolamento. È obbligatorio il rispetto delle regole come mascherina, distanziamento e lavarsi le mani frequentemente ma mercati, negozi, cinema sono aperti normalmente da giugno.

Tutto bene dunque?

Certo che no, la recessione si fa sentire e forte. Un paese che già vive con un alto debito estero si trova a ricorrere ad ancora più prestiti con un debito alle stelle ed economia al collasso. La crescita del paese è azzerata e sta ritornando vicino alla soglia di povertà di anni indietro.

Non dimentichiamoci che il Laos sconta ancora la guerra del Vietnam: è uno stato cuscinetto che ha visto i peggiori bombardamenti e bombe inesplose sono ancora presenti sul territorio.

Senza aiuto esterno non uscirà facilmente dal post pandemia.

… Cambogia

La Cambogia ha registrato pochi casi eppure vive con restrizioni che vanno ben oltre a quelle indicate da OMS. Perché?

Il governo cambogiano prende la pandemia come spunto per rafforzare il potere militare in un paese già martoriato da uno dei peggiori genocidi della storia e che solo da pochi anni aveva iniziato a vedere una crescita economica stabile e un miglior tenore di vita. Il governo utilizza la pandemia per tagliare i già bassi salari, tagliare i diritti individuali e imporre restrizioni che vanno ben oltre quelle necessarie per debellare il virus. Nel frattempo, ha ottenuto aiuti da Cina e OMS per migliorare il sistema sanitario, ma i fondi non sono stati utilizzati per lo scopo primario.

La stampa ha subito una censura maggiore rispetto al periodo pre covid e le notizie sono difficili da reperire. Il paese ha aperto le frontiere ai turisti stranieri ma con restrizioni: test covid prima di partire, quarantena di 14 giorni in arrivo presso struttura statale o hotel a proprie spese e tampone finale a proprie spese; inoltre richiede una caparra di 3000 USD a garanzia di eventuali spese mediche dovute a contagio. Sembra chiaro che la riapertura sia solo simbolica! I siti di maggiore interesse come Angkor Wat sono aperti solo in alcuni giorni e con orario ridotto.

… Vietnam

Il Vietnam vien preso come modello per la gestione pandemia, in effetti il paese ha fatto un lavoro certosino. Non appena saputo dei casi in Cina ha chiuso le frontiere e si è barricato; prima ha chiuso agli italiani e poi al mondo intero.

Ogni singolo caso subiva una sorta di gogna mediatica, tutti sapevano dove abitava il contagiato, e venivano resi noti i luoghi e locali frequentati per dare possibilità a tutti di effettuare un controllo nel caso di comune frequentazione. Il contact tracing ha dato i suoi frutti e già a maggio il paese ha riaperto al turismo interno.

Gli spostamenti dei turisti nazionali hanno portato ad un aumento dei casi nella zona di Danang che ha visto una repentina chiusura con lockdown restrittivo e una massiccia evacuazione dei turisti in zona. In pochi giorni seguendo il metodo di contact tracing è stata debellata anche la seconda ondata.

Nel paese è in vigore obbligo di mascherina, distanziamento sociale e lavaggio mani frequente ma la vita scorre quasi normalmente. Il turismo è una grossa fetta dell’economia specialmente per alcune zone rurali ma al momento non è prevista data per riapertura frontiera.

Come per gli altri paesi la gente si arrangia come può ma è sempre più alto il numero delle persone che vivono in povertà.

… Thailandia

Nonostante abbia avuto pochissimi casi e sia animata da un forte desiderio di apparire il primo paese Covid Free, anche la Thailandia al momento non parla di riapertura delle frontiere. O meglio, ogni giorno esce un nuovo comunicato che parla di riapertura ad alcune tipologie di turisti ma le notizie sono costantemente smentite.

Molte zone del paese vivono quasi esclusivamente di turismo straniero e la chiusura delle frontiere causa un numero sempre maggiore di disoccupati.

La Thailandia è un paese soggetto a colpi di stato e purtroppo c’è terreno fertile perché ciò avvenga di nuovo. Il re della Thailandia ha passato la pandemia in un mega hotel a Monaco lasciando il regno nelle mani di un governo sempre più dittatoriale. L’opinione pubblica ha accusato i “Farang” (gli stranieri) di essere portatori del virus e si registrano episodi di razzismo un po’ in tutto il paese. In alcune zone è stato vietato l’utilizzo di mezzi pubblici a stranieri, in altre è stato vietato di entrare in ristoranti. Le associazioni turistiche hanno chiesto l’intervento governativo per scongiurare la partenza dei pochi stranieri rimasti.

Sono all’ordine del giorno le manifestazioni di giovani che chiedono le dimissioni del governo considerato troppo dittatoriale e una riapertura delle frontiere ad un turismo più sostenibile. Alcune di queste manifestazioni studentesche sono sfociate in arresti e morti.

Il turismo interno è ripartito a giugno e alcune zone sono state prese d’assalto ma con tutte le strutture presenti in Thailandia il solo turismo interno non è sufficiente per una costante ripresa. La situazione inizia ad essere drammatica.

… Indonesia

Non facile riportare cosa accade in paese vasto come l’Indonesia. Proviamoci.

Il paese ha chiuso le frontiere agli stranieri a metà marzo dopo aver negato l’esistenza del virus ed aver pubblicizzato l’isola di Bali come sicura e covid free. Il presidente ha poi ammesso che il virus era già presente nel paese. Frontiere chiuse e lockdown semi serio in tutto l’arcipelago.

A inizio luglio è trapelata la notizia della riapertura di Bali a settembre, ma non c’è mai stata ufficialità da parte del governo centrale e infatti la riapertura è ufficialmente spostata a data da destinarsi. Da inizio agosto i luoghi turistici sono stati riaperti al turismo domestico ma questo non è sufficiente per coprire le perdite del settore.

Il turismo non è la fonte principale di entrata del paese ma lo è per isole come Bali che vede il più delle attività chiuse e molte di esse sono destinate a non riaprire. Molti Balinesi sono tornati a dedicarsi ad attività come la pesca e l’agricoltura.

C’è chi dice che Bali è bellissima senza turisti. Ok. Pensiamo un attimo a chi grazie al turismo aveva un tenore di vita migliore, poteva pagarsi le cure mediche, poteva pagare i prestiti contratti per aprire un’attività e poteva mandare i figli a scuola. La resilienza degli Indonesiani è indiscutibile, la solidarietà che si respira nelle varie comunità fa sì che non manchi cibo per i più deboli. Il numero di studenti che non prenderanno parte all’anno scolastico per mancanza di soldi o di chi non riesce a far fronte ai debiti è però ogni giorno più alto.

Tirando le somme

Se siete arrivati a leggere fino qui vi chiederete: che cavolo di paesi sono, razzisti, sciagurati, poverissimi. Noi cosa ci andiamo a fare??

Ammettiamo che in molti paesi la pandemia non ha reso le persone migliori ma le popolazioni asiatiche restano tra quelle più ospitali al mondo e insegnano come prendersi cura l’uno dell’altro in tempi difficili proprio perché abituati ad affrontare difficoltà di ogni genere. Quello che emerge è dal quadro complessivo è la richiesta di un nuovo turismo, un turismo responsabile che abbia a cuore il rispetto dell’ambiente e la cultura locale.

Non sappiamo quando sarà possibile tornare a viaggiare in Asia, ma noi e nostri collaboratori locali siamo pronti per farvi immergere in un caldo bentornati.