Per tutti gli amanti del trekking il Nepal è una destinazione da sogno: la vista delle vette più alte della terra e i loro imponenti ghiacciai suscita emozioni indescrivibili e irripetibili, e anche chi non è esperto alpinista può ammirarle passeggiando nelle valli ai piedi delle montagne. Everest, Annapurna, Langtang… i nomi delle regioni più famose del Nepal per il trekking non vi mettono già voglia di partire?

Anche a noi. Però, senza bisogno di placare l’entusiasmo, vi chiediamo un momento di riflessione.

L’escursionismo (insieme all’alpinismo) è l’attività che maggiormente ha influito sullo sviluppo turistico del Nepal negli ultimi decenni. Si è trattato di uno sviluppo tumultuoso e oggi il turismo rappresenta una delle principali entrate economiche per il paese. L’esplosione del numero di trekkers in Nepal ha portato con sé un forte cambiamento del paese, ma è tutto oro quel che luccica?

Prima di iniziare a organizzare la vostra vacanza trekking in Nepal è bene porsi qualche domanda: non si tratta di non andare, ma di organizzare il proprio viaggio secondo i principi del turismo solidale, rispettoso del paese che si va a visitare.

Ecco alcune considerazioni etiche sul fare trekking in Nepal che vi potranno aiutare a esplorare valli e montagne meravigliose senza lasciare segni dolorosi lungo il vostro cammino.

La condizione degli sherpa

Una delle popolazioni notoriamente più colpite dai cambiamenti avvenuti in seguito all’aumento del turismo è quella degli sherpa, un gruppo etnico nepalese il cui nome in Occidente è diventato sinonimo di “portatori”.

Abituati a vivere ad alta quota, gli sherpa hanno un’incredibile resistenza fisica e per questo motivo vengono ingaggiati per accompagnare i trekkers e gli alpinisti e per portare l’attrezzatura necessaria alle escursioni e ai campeggi ad alta quota. Spesso vengono pagati anche per portare effetti personali dei partecipanti alle escursioni. Si inizia la carriera come portatori e poi via via si diventa scalatori.

Sebbene vengano pagati molto meno delle guide alpine occidentali (un divario di cifre impressionante!), gli sherpa che lavorano nel turismo guadagnano enormemente di più rispetto a chi rimane nei villaggi a svolgere tradizionali lavori di agricoltura o artigianato. Per molti è l’unico modo di sfuggire alla povertà, ma non sono per niente soldi facili.

Oltre alla stanchezza fisica, gli sherpa che diventano portatori e guide devono affrontare molti rischi: sono loro a fare lo “sporco lavoro”, ovvero occuparsi di mansioni importantissime per il successo delle escursioni e delle spedizioni alpinistiche come piantare le corde a cui gli alpinisti si agganceranno. Nonostante siano state introdotte alcune misure di sicurezza, il tasso di mortalità è ancora alto e fare lo “sherpa” è ancora uno dei mestieri più rischiosi al mondo. Inoltre, questo tipo di lavoro li costringe a stare lontani dalle loro famiglie per periodi lunghissimi, spesso mesi e mesi di fila.

È un argomento complesso e controverso, impossibile da sviluppare in maniera esaustiva in un paragrafo. Non vogliamo essere noi a dirvi se è etico o meno ingaggiare un portatore o se il turismo sia stato un bene o un male per questo gruppo etnico: vi invitiamo ad approfondire queste tematiche con letture online e cartaceee farvi una vostra opinione. Ciò che vi raccomandiamo, se decidete di ingaggiare un portatore o una guida sherpa, è di essere rispettosi.

Vero che sono abituati a portare carichi pesantissimi, ma evitiamo di aumentare inutilmente questo peso: portate con voi solo lo stretto necessario e lasciate a casa tutto il superfluo. Siate gentili con il loro, con trattateli come il vostro “schiavetto”. Rispettate le loro usanze.

sherpa in nepal

Conseguenze di trekking e alpinismo sull’ambiente

Un altro aspetto non secondario è l’impatto ambientale che può avere il passaggio di un numero crescente di turisti lungo i percorsi escursionisti del Nepal e di alpinisti sulle vette.

Ecco qualche dato su cui riflettere:

  • ogni anno al campo base dell’Everest vengono prodotte circa 12,8 tonnellate di rifiuti, a cui vanno sommati i rifiuti prodotti ai campi superiori. Molti di questi rifiuti sono assai difficili da smaltire: si tratta di tende, corde, materiale ignifugo, bombole di ossigeno, latta…
  • molti trekkers acquistano bottigliette d’acqua in plastica e le gettano lungo il percorso. In molti casi queste bottiglie abbandonate per essere smaltite vengono bruciate a cielo aperto
  • i materiali nocivi che si depositano sul suolo passano attraverso infiltrazioni di acqua nelle falde acquifere, inquinandole, con gravi problemi per la salute delle persone. Si stima che in Nepal quattro persone su cinque muoiano per malattie di origine idrica relazionate all’inquinamento delle falde.

Molte zone sono aree protette e il governo nepalese ha messo in atto delle misure per cercare di ridurre l’abbandono dei rifiuti, ma i controlli non sono sempre rigorosi.

Al di là degli obblighi di legge è un obbligo morale adottare dei comportamenti rispettosi nei confronti della natura per non compromettere il delicato ecosistema di queste zone. Non pensate che sia doveroso permettere al popolo nepalese di vivere in salute e permettere anche ad altre persone in futuro di ammirare la stessa bellezza che voi avete avuto la fortuna di poter ammirare?

Un paese fatto su misura per i turisti

Il terzo punto su cui vi invitiamo a riflettere è quello delle trasformazioni culturali. Lungo i più popolari percorsi trekking non è inusuale vedere nepalesi intenti a preparare pizze o caffè con la moka per far contenti i turisti, a scapito di altre usanze che sono invece tipiche della zona. In alcuni zone dove non è possibile cacciare la carne viene portata da altre aree, anche molto distanti, perché i turisti vogliono gustare un buon hamburger di yak.

I turisti poco curiosi e poco rispettosi, che si aspettano di trovare le comodità e i cibi a cui sono abituati, finiscono per snaturare un luogo e una cultura.

Viaggiate con la mente aperta: provate le specialità locali, mangiate vegetariano se necessario, non aspettatevi una camera lussuosa da hotel 5 stelle con spa, chiacchierate con la gente del posto (magari anche solo a gesti). Non costringete un popolo diverso dal vostro a diventare come voi! La diversità è una ricchezza da preservare.

nepal guesthouse

Due film per riflettere su trekking e alpinismo in Nepal

Già un film d’impronta smaccatamente hollywoodiana come Everest offre spunti di riflessione sulle conseguenze dell’esplosione del turismo mondano in Nepal e dell’idea fasulla che cime impervie siano accessibili a chiunque. Seppur con qualche concessione alla spettacolarità, il film racconta in maniera abbastanza fedele i fatti che hanno portato alla tragedia sull’Everest del 1996. Non è magari la fonte più attendibile e la più informativa ma ha il vantaggio di essere facilmente reperibile.

Viceversa, lo stupendo documentario “Sherpa” , che si concentra invece sulle complesse dinamiche innescate dalla sempre crescente richiesta di guide e portatori che interessano l’etnia degli sherpa, è uno straordinario racconto basato su una solida documentazione ma è piuttosto difficile da reperire. Se vi capita l’occasione di guardarlo non perdetevela.