Tutto il mondo è paese? Non per omosessuali, lesbiche, bisessuali e transgender. Se in alcuni paesi godono finalmente degli stessi diritti civili degli eterossessuali e possono avere una relazione di coppia alla luce del sole senza provare (ingiustamente) vergogna, in altre paesi sono ancora costretti a nascondersi e a simulare il loro orientamento sessuale.

Uno di questi paesi è la Birmania, dove l’essere omosessuale, lesbica, bisessuale o transgender è ancora un reato penale. Non solo le persone LGBT birmane non godono di alcun diritto, ma vengono legalmente perseguitate da una sezione del codice penale che risale ancora all’epoca dell’impero coloniale inglese.

La situazione per la comunità LGTB in Birmania

La pena più severa per i reati previsti dalla sezione 377 del codice penale prevede fino a 10 anni di carcere. Nessuna pena è stata erogata negli ultimi anni, ma è allarmante che ancora esista una legge che punisce una persona solo per il proprio orientamento sessuale.

Ci sono poi sezioni del codice penale che non riguardano direttamente persone LGBT ma che spesso vengono usate contro di loro, ad esempio quelle secondo cui è reato diffondere una malattia sessualmente trasmissibile, commettere un fastidio pubblico (non ben specificato dal codice penale cosa sia!) o fare una qualsiasi azione che possa influire sulla moralità di un individuo, della società o del pubblico.

La religione purtroppo complica le cose. Ancora oggi molti birmani di religione buddista ritengono che essere gay o transgender è una punizione per una colpa commessa in una vita precedente.

Bansaka: la lingua della comunità LGTB birmana

In un clima così soffocante per la libertà dell’individuo “i diversi” della società birmana hanno trovato un modo per comunicare segretamente tra di loro: una lingua segreta permette loro di parlare anche in presenza di altre persone senza far capire l’argomento della conversazione. Un modo di comunicare grazie al quale si può nascondere la propria identità… e al tempo stesso ribadirla!

Per la serie “fare di necessità virtù”, o meglio ancora la necessità aguzza l’ingegno. Questo slang LGTB birmano fa ampio uso di doppi sensi e di neologismi che traggono spunto dalla cultura popolare. Qualche esempio?

  • Leggere (e magari apprezzare) Tayza vuol dire essere attratti da giovani maschi (i lettori abituali di una rivista un tempo molto diffusa in Birmania).
  • Il gesto “ok” ha tutt’altro significato nella comunità LGTB birmana… significa “ne ho avuto abbastanza” o “smetti di parlare”.

Per saperne di più leggete questo interessante articolo pubblicato da Internazionale: “Il linguaggio segreto della comunità lgtb birmana

Verso l’uguaglianza di diritti: le tappe del Pride in Birmania

Sebbene sia ancora lunga la strada che porta all’uguaglianza, negli ultimi anni in Birmania sono stati compiuti passi significativi.

Ecco qualche episodio chiave nella lotta per i diritti della comunità LGTB in Birmania.

Il primo film LGTB

Nel 2016 esce nelle sale cinematografiche “The Gemini”, il primo film birmano a tema LGTB.

Il film narra la storia d’amore clandestina di due uomini omosessuali, di cui uno costretto a un matrimonio combinato, e critica duramente le leggi discriminatorie della Birmania.

Diretto da Nyo Min Lwin, il film venne presentato in anteprima a New York il 9 settembre 2016; la prima proiezione nazionale avvenne il 2 dicembre 2016.

Il primo evento LGTB

Il 2012 viene ricordato come l’anno del primo evento a tema, ma è il 2018 l’anno storico in cui per la prima volta le autorità birmane hanno concesso lo svolgimento di una manifestazione LGTB in un parco pubblico. Si stima che abbiano partecipato circa 10.000 persone.

Il primo locale LGTB

Sempre nel 2018 si fa un altro importante passo avanti verso l’uguaglianza: apre a Yangon il primo caffè gay-friendly.

Di proprietà dell’attrice Khine Hnin Wai e del socio in affari Junior Dennis, “My Place” è un caffetteria in cui gay, lesbiche e transgender possono trascorrere ore piacevoli in compagnia, rilassati e sicuri; è possibile acquistare gadget a tema arcobaleno. Le pareti del locale sono addobbate con foto di personalità importanti della comunità LGTB internazionale. I profitti di consumazioni e vendite vanno a un’organizzazione benefica fondata dalla stessa attrice.

Il primo Pride

Il 26 gennaio 2019 si è tenuto il primo evento LGTB a nome “Pride” della Birmania. Non si è trattata di una parata come avviene normalmente in altre città del mondo perché ancora non è possibile organizzare una sfilata di questo tipo nella capitale birmana, ma Yangon è stata tappezzata di manifesti raffiguranti coppie dello stesso sesso che annunciavano l’evento.

L’evento in questione si è svolto in un’imbarcazione lungo il fiume che per due ore è diventata la Boat Pride della Birmania.

Si stima che abbiano partecipato 600 persone. L’evento ha dato il via al Yangon Pride Festival, una kermesse con proiezioni di film, incontri e gare, tutte ovviamente a tema LGTB.