Paesi asiatico che vai, Buddha che trovi:  il credo buddista ha preso forme diverse nei vari paesi asiatici, dando vita a correnti di pensiero, rituali e costruzioni architettoniche differenti. Anche i colori delle tonache dei monaci variano: ad esempio i monaci theravada tailandesi indossano tuniche di colore zafferano, mentre quelli tibetani indossano tuniche color amaranto.

Alla fine cambiano le preghiere, i modi di meditare, i colori delle tuniche e le forme dei templi, ma i principi di base sono gli stessi: rispetto per tutti gli esseri viventi, per noi stessi in primis e per la natura; sviluppare saggezza e compassione; vivere il presente. Tanto la ruota del Karma gira…

Quel che segue è una breve introduzione al buddismo come si è sviluppato nei diversi paesi asiatici. Non abbiamo la presunzione di fare un articolo esaustivo sull’argomento, che è complesso e certamente non si può riassumere in un migliaio di parole, ma vogliamo darvi delle informazioni che vi faranno comprendere ed apprezzare di più i luoghi sacri che andrete a visitare durante i vostri viaggi in Asia.

Monaci Buddisti

Le correnti buddiste tradizionali

Le due principali scuole buddiste, da cui si sono sviluppate un po’ tutte le correnti oggi esistenti, sono il buddismo Theravada e il buddismo Mahayana. Le due scuole condividono i principi di fondo e la devozione alla vita e all’insegnamento del Buddha, ma ci sono importanti differenze.

Buddismo Theravada

Il buddismo Theravada è diffuso nel sud est asiatico, in particolare in Tailandia, Laos, Cambogia, Sri Lanka e Birmania.

Secondo questa forma di buddismo il fine da raggiungere è l’Arhat, l’essere che ha raggiunto la perfezione e ha conquistato il Nirvana, estinguendo i cicli di vita e di morte. Il fedele deve cercare l’illuminazione attraverso le esperienze personali, l’applicazione della conoscenza e l’analisi critica.

Più conservativo rispetto al buddismo Mahayana, il Theravada pone l’enfasi sulla lingua Pali come lingua originaria del buddismo. Ancora oggi la lingua Pali viene usata nelle celebrazioni e nella preghiera.

La meditazione è silenziosa. Può essere una meditazione rilassante, rasserenante (Samatha), o introspettiva (Vipassana).

Buddismo Mahayana

Il buddismo Mahayana si è diffuso nei paesi dell’Asia settentrionale, in particolare Cina (compreso il Tibet), Mongolia, Giappone, Korea e Taiwan.

In questa forma di buddismo ha maggiore importanza il Bodhisattva: il fedele non ricerca la perfezione dell’individuo ma l’illuminazione di tutti gli esseri viventi, da raggiungere attraverso la pratica e le opere a beneficio degli altri.

La meditazione è accompagnata da canti e rituali mantrici, soprattutto nel buddismo tibetano.

Altre correnti buddiste

Dalle due correnti tradizionali si sono sviluppate numerose scuole e correnti moderne. Ne citiamo solo alcune:

  • Pure Land: una forma devozionale di buddismo con enfasi sul credo e sulla devozione ad Amitabha, un essere trascendente che esiste oltre i limiti dello spazio e del tempo nel cuore dell’individuo. La pratica è più importante dello studio.
  • Zen: sviluppatosi principalmente in Cina e Giappone, è una forma di buddismo basata sull’intuizione ed insegnata dai maestri zen, adepti alla meditazione Zazen (seduti).
  • Vajrayana: sviluppatosi soprattutto in Tibet, è una forma di buddismo piena di colori e suoni, che fa uso di musica, canti, riti mantrici e pratiche come il deity yoga.
  • Kammaṭṭhāna: conosciuto in Occidente come Thai Forest Tradition, è una corrente buddista moderna che si sviluppa dal tradizionale Theravada. In anni recenti è diventata famosa grazie al monaco Ajahn Brahm. Uno dei suoi insegnamenti più seguiti consiste nel guardarsi allo specchio la mattina appena svegli e fare un bel sorriso alla faccia che vediamo riflessa: in questo modo il nostro sorriso verrà ricambiato e questo ci fa iniziare bene la giornata.
  • Vipassana: forma di buddismo molto diffusa nei paesi occidentali, pone l’accento sul controllo del respiro.

Il Buddismo nei paesi asiatici

A differenza del cattolicesimo, il Buddhismo non ha mai sviluppato un movimento missionario. Gli insegnamenti del Buddha si sono diffusi in moltissimi paesi in modi diversi ma sempre in maniera pacifica. Ad esempio in alcuni casi furono i governanti ad adottare il buddismo allo scopo di introdurre l’etica ai loro popoli, ma senza obbligo a convertirsi. In altri casi il buddismo si diffuse in seguito all’interesse locale nelle credenze buddhiste dei mercanti stranieri.

Dal subcontinente indiano gli insegnamenti del Buddha hanno raggiunto in lungo e in largo tutta l’Asia. In ogni paese i metodi e gli stili sono stati modificati per adattarsi alla mentalità e alle tradizioni locali, ovviamente sempre nel rispetto dei punti essenziali del credo buddismo.

Una gerarchia religiosa non esiste nel buddismo, pertanto anche le strutture religiose e il capo spirituale variano di paese in paese. In Occidente il capo spirituale buddista più conosciuto e rispettato è il Dalai Lama del Tibet, ma diversamente da ciò che molti pensano non è il capo supremo della religione buddista.

Insomma, per tornare all’inizio di questo articolo… paese che vai, Buddha (e templi) che trovi.

Conoscere il buddismo viaggiando

Per i buddisti praticanti viaggiare in un paese dove il buddismo è la religione principale è sicuramente un’esperienza dal profondo impatto emotivo alla pari di un pellegrinaggio per un credente cattolico. Poter incontrare i monaci, parlare con loro e meditare assieme ad altri credenti arricchisce il credente di nuovi stimoli e valori, dando maggior forza alla propria fede.

Ma anche per i non credenti avvicinarsi ad una religione e a culture molto lontane dallo stile di vita occidentale può rappresentare un’affascinante esperienza di crescita e di benessere. La pace che si percepisce all’interno di un tempio buddista è un vero toccasana per i nostri corpi e le nostre menti messe quotidianamente alla prova dallo stress della vita moderna.

E poi ci sono altri buoni motivi per visitare i templi buddisti durante un viaggio in Asia. Uno è sicuramente l’architettura: alcuni templi sono delle costruzioni magnifiche, vere opere d’arte che non hanno nulla da invidiare per grandezza e splendore alle più famose basiliche europee.

Come parlare con un monaco buddista senza offenderlo

Un altro buon motivo per visitare i templi buddisti è… conoscere i monaci! Noi occidentali siamo portati a immaginare i monaci buddisti come delle persone serissime e integerrime, quasi inavvicinabili. La verità è che i monaci sono serissimi nella loro fede, ma sono persone curiose, aperte al dialogo, e pure spiritose e divertenti! L’abbiamo scoperto durante i nostri viaggi: parlando con loro, anche di argomenti seri, non di rado ci è scappata una risata.

In alcuni paesi è più facile che in altri ma è sempre possibile instaurare un dialogo con i monaci. I più propensi alla chiacchiera e più aperti nei confronti degli occidentali sono i monaci tibetani.

I monaci theravada sono più tradizionalisti, pertanto con loro ci sono regole ferree da rispettare, soprattutto per le donne. Queste infatti non possono toccare i monaci, nemmeno per fare un’offerta o un dono: anziché metterlo direttamente nelle loro mani va appoggiato su un ripiano o passarlo ad un uomo che lo darà ai monaci per noi. È proibito guardarli direttamente negli occhi, pertanto se una donna incrocia un monaco per strada deve abbassare lo sguardo; inoltre una donna non può iniziare una conversazione con un monaco theravada, deve aspettare che sia lui a farlo.

Nel rispetto della cultura locale è bene seguire queste regole: state tranquilli (e tranquille!) che non vi impediranno di conoscere dei monaci se lo desiderate. Basta aspettare che siano loro ad avvicinarsi e avrete l’opportunità di dialogare, ricevere insegnamenti, passare ore di meditazione e preghiera. L’inglese vi aiuterà perché ci sono monaci che desiderano far pratica di lingua.