Avete mai pensato quanto la musica sia una componente del viaggio che viene data per scontata? Sono molti i viaggiatori che prima di partire si informano su cosa vedere, cosa mangiare, dove andare a divertirsi… ma quanti si informano sulla musica da ascoltare?

Eppure la musica è un aspetto fondamentale nella cultura di un paese. Pensiamo al sitar indiano: la sua melodia inconfondibile è per noi occidentali l’equivalente sonoro della parola “India”. Così riconoscibile all’udito, ma di cui razionalmente – a parte qualche musicista – sappiamo ben poco, nonostante sia il più famoso in Occidente tra gli strumenti tradizionali dell’Asia meridionale.

Rimediamo subito con qualche informazione che vi farà apprezzare di più la musica che ascolterete durante il vostro prossimo viaggio in India.

Cos’è il sitar, la “chitarra indiana”

Spesso per comodità il sitar viene chiamato chitarra indiana, ma se dobbiamo fare paragoni con gli strumenti occidentali è più simile a un liuto. Curt Sachs nel suo classico della musicologia “Storia degli strumenti musicali” lo inserisce nella categoria dei liuti a manico largo.

Come descriverlo? È uno strumento a corde metalliche dalla cassa piccola ricoperta da una tavola armonia di legno; ha un manico sproporzionatamente largo e traversine mobili di metallo. Le corde vengono pizzicate con un plettro metallico che il suonatore infila al pollice destro.

Il nome “sitar” in persiano significa tre corde, ma i sitar a tre corde sono molto rari. Più spesso ne hanno quattro o sette. La peculiarità di questo strumento è che di tutte queste corde (3, 4 o 7), solo una è usata per eseguire la melodia; le altre servono ad un accompagnamento che nella teoria musicale viene definito “ostinato”. A noi profane questo termine pare un po’ aggressivo… a noi suona tutto molto melodioso!

In India esistono tantissime varianti di questo strumento (Curt Sachs dice “più di quanto sia opportuno enumerare”). Per citarne alcune:

  • kaccapi vina, con una zucca come cassa di risonanza e sei corde
  • kinnari vina, con un uovo di struzzo come cassa di risonanza
  • prasarini vina, con un manico e una tastiera a lato
  • kaca vina, con una tastiera

Vi sono poi alcuni strumenti derivati dal sitar, come l’esrar che è una commistione tra il sitar e il sarangi.

Non essendo musiciste non possiamo addentrarci negli aspetti tecnici di questo strumento. Abbiamo però trovato un video – in italiano! – che spiega nel dettaglio com’è fatto lo strumento e dà consigli utili per suonarlo. Perché no?

Suonatori di sitar famosi in Occidente

Il suonatore di sitar più famoso in Occidente è senza dubbio Ravi Shankar. Nato nel 1920 a Varanasi (allora chiamata Benares) da una famiglia benestante, si trasferì a Parigi a soli dieci anni per seguire il fratello, membro di una compagnia di danza hindu.

Seppur affascinato dalla cultura occidentale, Ravi Shankar volle sempre mantenere un forte legame con la sua terra originaria, da qui il suo interesse per la musica classica indiana e il sitar in particolare.

Negli anni Sessanta la spiritualità insita nella sua musica e il suo carisma personale fanno di Ravi Shankar il portavoce dei movimenti giovanili di contestazione. Era la perfetta incarnazione dello spirito hippy di quegli anni e infatti l’artista indiano prese parte a vari eventi che hanno fatto la storia della musica, compreso il mitico concerto di Woodstock nel 1969.

A questo periodo risale l’amicizia di Ravi Shankar con George Harrison dei Beatles, a cui il maestro insegnò a suonare il sitar. Da questa commistione di cultura nasce la celebre canzone “Norwegian Wood”.

Ravi Shankar è morto nel 2012 all’età di 92 anni, ma la sua eredità musicale viene portata avanti dalla giovanissima figlia Anoushka Shankar (nata nel 1981, quando il padre aveva 61 anni!). Nella sua personale ricerca musicale Anoushka esplora il fertile territorio di contaminazioni tra musica classica indiana e generi diversissimi tra loro come la musica classica occidentale, l’elettronica, il jazz e il flamenco.

Oltre a George Harrison, altri famosi musicisti occidentali hanno inserito il sitar in una o più delle loro canzoni. Tra questi Brian Jones dei Rolling Stones, Steve Howe degli Yes, Gem Archer degli Oasi; in Italia un grande appassionato di sitar è Aldo Tagliapietra del gruppo Le Orme.

Dove ascoltare il sitar in India

Il modo migliore per assistere ad un’esibizione di sitar di alto livello in India è partecipare ad un festival di musica indiana classica o un evento organizzato da un teatro prestigioso.

Ecco alcuni tra i più importanti festival musicali in India dove avrete buone possibilità di sentire un talentuoso musicista di sitar:

  • Harballabh Sangeet Sammelan, Samadhi (dicembre)
  • Saptak Musica Festival,  Ahamadabaad (gennaio)
  • Madras Music Season, Chennai (dicembre-gennaio)
  • Chembai Music Festival, Trivandrum (settembre)
  • Tansen Music Festival, Gwalior (dicembre)
  • Dover Lane Music Festival, Kolkata (dicembre-gennaio)
  • Sawaii Gandharva Sangeet Mahotsav, Pune (dicembre)
  • Tyagaraja Aradhana Music Festival, Samadhi (gennaio)
  • Citi-NCPA Aadi Anant Festival, eventi in date diverse a Mumbai, Pune, Bengaluru, Chennai, Hyderabad e Ahmedabad

Ascoltare il sitar online

Ascoltare il sitar in India vi darà emozioni irripetibili una volta tornati a casa. Questo però non vieta di cercare di ricreare le suggestive atmosfere indiane ascoltando un cd di Ravi Shankar o della figlia o una compilation di musica indiana classica.

Oppure – opzione più facile ed economica – potete guardare uno dei tanti video caricati su Youtube da studiosi di musica e da turisti. Ad esempio questo: