Chi può resistere alla tentazione dello shopping in viaggio? Una coloratissima sciarpa, un liquore tipico, té e caffè, collanine…  belli, ma siamo sicuri che siano… innocui? Anche un gesto banale come l’acquisto dei souvenir può avere conseguenze sull’economia e sulle questioni sociali del paese che stiamo visitando.

Un viaggio solidale dev’essere tale in tutti gli aspetti, quindi anche quando arriva il momento di comprare un regalino da portarsi a casa o da donare agli amici. Basta informarsi un po’ prima di partire per sapere cosa è meglio evitare di acquistare per motivi etici ed ecologici.

La nostra mini-guida ai souvenir solidali nel sud-est asiatico è di fatto una lista nera di souvenir molto comuni che hanno un impatto negativo sull’ambiente o sulle popolazioni locali. Roba da evitare, insomma.

Usiamo i nostri soldi per lasciare dietro di noi una traccia positiva e portare a casa un oggetto che ci porterà alla mente solo bei ricordi… e nessun senso di colpa!

Animali? Solo di peluche

Una regola semplice e categorica dello shopping sostenibile: mai acquistare un souvenir fatto in pelle, ossa o altre parti di animali.

La vendita di questi souvenir deve calare sempre più, fino a diventare un business non redditizio: solo in questo modo possiamo salvare la vita agli animali innocenti che oggi, invece, vengono uccisi per fare felici i turisti (e ingrassare i venditori).

Un souvenir molto noto e attualmente molto venduto a Bali assolutamente da evitare è il caffè kopi luwak, una pregiatissima miscela ottenuta dalle bacche di caffè ingerite ed espulse da zibetti selvatici.

La sempre maggior richiesta di questa miscela di caffè ha portato alcuni produttori senza scrupoli a mettere in cattività gli zibetti per costringerli a mangiare bacche di caffè e fargliele espellere. Questi animali vengono sottoposti a numerose torture e spesso muoiono di stress in età ancora giovane.

Ironia della sorte: il caffè ottenuto dagli zibetti in cattività è di qualità decisamente inferiore rispetto a quello ottenuto con le bacche espulse dagli zibetti selvatici. Il motivo è proprio lo stress a cui sono sottoposti gli zibetti, che altera il loro normale processo di digestione e di conseguenza le caratteristiche organolettiche del caffè prodotto con le bacche da loro espulse. Insomma oltre il danno la beffa: gli animali vengono trattati male per produrre un caffè che viene spacciata come pregiatissimo, ma non lo è. Mettiamo fine a questo business assurdo e crudele: non compriamo il caffè luwak.

Un altro souvenir molto comune che vi preghiamo di non acquistare sono i liquori aromatizzati allo scorpione. In che senso aromatizzati allo scorpione? Nel senso che dentro la bottiglia viene messo uno scorpione vero. Morto, ovviamente. Morto per vendere un souvenir.

Le bottiglie di liquore con i poveri scorpioni galleggianti sono molto diffuse in Cina e in Vietnam. Facciamole diventare solo un triste ricordo del passato!

Le collane che non ci piacciono

Vi abbiamo già parlato di un’attrazione turistica da evitare in Thailandia: i tour delle donne giraffa a Chang Rai. Queste donne vengono obbligate a sottostare a un rito molto doloroso per compiacere i turisti e ingrassare le casse del governo thailandese.

Le collane che portano al collo queste donne praticamente ridotte in semischiavitù sono diventate per molti turisti dei simpatici souvenir. Noi consideriamo irrispettoso dei diritti umani sia partecipare ai tour sia acquistare i souvenir venduti da queste donne.

donna giraffa a chang rai

Abiti e tessuti: ok il prezzo è giusto

Acquistare abiti, sciarpe e tessuti non è di per sé poco etico, ma molti turisti si approfittano dell’usanza del contrattare il prezzo per fare shopping a cifre davvero ridicole. In molti addirittura si sentono “fregati” dai venditori del Sud Est asiatico, pensando che il prezzo venga gonfiato a dismisura per spennare il pollo occidentale di turno e quindi tentano di rifarsi con la tattica opposta, facendolo scendere al minimo possibile. E poi se ne vanno soddisfatti, orgogliosi di aver fatto il grande affare.

Non possiamo negare che molti commercianti alzino i prezzi quando l’acquirente è un turista anziché una persona del posto. Tuttavia, troviamo irrispettosa questa guerra al ribasso in cui a vincere è la persona più ricca.

Pagare 50 centesimi o un euro in più non è essere fessi: è riconoscere la dignità dell’altra persona. Cifre così basse a noi non cambiano la vita, mentre per le persone che producono e vendono i prodotti possono fare un’enorme differenza.

Via libera dunque a sciarpe, borse, gonne, pantaloni da portare a casa per rifarsi il guardaroba o regalarle alle amiche, purché vengano acquistate ad un prezzo giusto sia per chi compra sia per chi vende.

Non acquistare dai bambini di strada è una doverosa scelta etica

Nella solidarietà, il più grande errore in buona fede è fare l’elemosina.

Quando un bimbo povero vi guarda con occhioni supplicanti come fate a dire di no? Bisognerebbe essere crudeli per rifiutare, no? E poi a noi dare qualche monetina non costa nulla. Magari questo bimbo è pure così bravo che anziché chiedere l’elemosina si impegna a vendere braccialettini, collanine o altri graziosi oggetti perfetti come regalini da portare agli amici. Allora ancora meglio: facciamo contento lui e ci risolviamo il problema degli amici che si aspettano un souvenir.

Ehm… NO, non funziona così.

Evitate di acquistare dai bambini di strada perché voi pensate di dare una mano ma in realtà peggiorate la situazione.

Con i nostri ingenui acquisti fomentiamo la pratica dell’accattonaggio, ancora oggi molto diffusa in alcuni paesi. Dietro a questa pratica c’è una vera e propria mafia che organizza rapimenti di bambini per poi mandarli a mendicare (se avete visto il film The Milionaire avrete un’idea di cosa stiamo parlando).

In altri casi sono gli stessi bambini a scegliere di vendere prodotti o chiedere l’elemosina per la strada: sborsare quattrini ai ricchi occidentali appare loro come un modo facile di far soldi, di gran lunga preferibile alla scuola. Questo però li priva di un’istruzione che potrebbe garantirgli una vita migliore e li condanna ad una vita di strada.

Se vogliamo dare un aiuto concreto ai bambini di strada doniamo i nostri soldi ad associazioni serie, impegnate sul territorio con progetti di recupero sociale e di sviluppo.

Fare shopping nelle associazioni

Alcune associazioni locali impegnate in progetti di solidarietà o cooperative di lavoro etico hanno dei piccoli negozi dove è possibile acquistare graziosi oggetti di artigianato. Sono dei veri souvenir solidali: spesso sono realizzati dalle persone beneficiare dei progetti, a cui viene ridata dignità impegnandoli in un’onesta attività professionale. I ricavati delle vendite servono poi a finanziare i progetti dell’associazione.

Se non riuscite a trovarne una durante i vostri viaggi o se vi siete innamorati del paese che avete visitato e al vostro ritorno volete dare il vostro piccolo contributo al suo sviluppo potete fare acquisti presso gli shop solidali delle associazioni con una sede in Italia. Ad esempio in Italia l’associazione Apeiron Onlus ha un negozio online dove è possibile acquistare abiti ed accessori realizzati artigianalmente da donne nepalesi vittime di violenza e discriminazione.

I souvenir solidali sono certamente più cari rispetto agli oggetti che si trovano comunemente in vendita, ma la differenza di prezzo è giustificata dal loro valore etico. Il ricavato va davvero a chi produce, spesso persone svantaggiate che grazie a questi progetti riescono a rendersi economicamente indipendenti e a vivere una vita dignitosa.