Nel mio viaggio in Vietnam ho potuto provare il piacere di camminare, di fare trekking nei luoghi più isolati dove posso passare ore ad ascoltare il silenzio. La mia testa si riempie di pensieri gioiosi di idee e, quando sono molto fortunata, si svuota e si rilassa.

Però i sei chilometri di trekking che culminano in cima alla collina Hamburger Hill nel mio viaggio in Vietnam sono stati tutt’altro che gioiosi, non solo per il trekking un po’ faticoso sotto il sole cocente ma per i pensieri che mi attraversavano la mente.

La collina Hill 937 è tristemente famosa a causa di una delle battaglie più sanguinose nel corso della guerra del Vietnam.

Hill 937 è stata rinominata Hamburger Hill da un anonimo soldato americano che appese un cartello ad un albero con scritto “Hamburger Hill ne è valsa la pena?”. La battaglia si svolse dal 10 al 20 maggio 1969 su richiesta insistente del presidente Nixon che premeva per rastrellare i santuari comunisti situati al confine laotiano e incalzato dai generali che consideravano la collina un obiettivo strategico.

Il giorno 11 Maggio 1969 i soldati americani scesero dagli elicotteri su quota 937 per quella che doveva essere un’operazione semplice di routine e che invece si rivelò un vero e proprio massacro.

La cima della collina era in mano dei nord vietnamiti che presero sotto tiro le truppe americane facendole arretrare più volte.

La valle della ApBia Mountain è coperta da una fitta vegetazione che rese ancora più difficile la conquista della vetta.

Iniziò una sanguinosa battaglia che culminò il 15 maggio quando le truppe americane subirono ingenti perdite causate anche da un elicottero che per errore aprì il fuoco sui propri soldati.

Il 20 maggio gli americani conquistarono la vetta ma a quale prezzo? Il numero dei caduti statunitensi si calcola in circa 70 e 400 feriti mentre il numero dei morti vietnamiti si aggira sui 600.

La collina fu poi abbandonata pochi giorni dopo e fu dichiarata punto non strategico.

La notizia raggiunse le case degli americani che iniziarono ad interrogarsi sul motivo di questa guerra e le manifestazioni dei pacifisti affiancati da chi fino a quel momento era stato un sostenitore delle truppe obbligò Nixon a rivedere la sua politica sul Vietnam.

Ne era valsa la pena?, si chiedeva tutta la nazione.

Mentre salivo la collina, la mia mente era affollata di immagini di giovani ragazzi morti, pensavo alle loro vite, ai loro sogni, riflettevo sui vietnamiti che la guerra del Vietnam la chiamano la guerra americana.

Mentre proseguivo il mio viaggio in Vietnam ho imparato a vedere sempre le due facce della medaglia.

Avevo dei preconcetti verso gli statunitensi, verso coloro che hanno bombardato mezzo mondo senza una ragione valida se non per il proprio tornaconto, con quale coraggio sarebbero tornati a visitare quei luoghi? Ed ecco che il mio gruppo trekking era composto tutto da americani!

Erano medici in pensione che prestavano aiuto gratuito ai vietnamiti.

Mi sono ritrovata ad ascoltare storie di chi era stato al fronte, di chi aveva perso qualcuno, di come giovanissimi fossero stati quasi obbligati ad arruolarsi e di come si erano redenti.

Tra loro c’era chi aveva ucciso, chi aveva visto uccidere e chi era stato ferito, nei loro occhi c’era l’ombra di chi aveva sofferto.

Il voler trasformare la sofferenza in qualcosa di costruttivo, rimediare alla tragedia causata dal loro scellerato governo li hanno spinti ad aprire cliniche mediche gratuite in zone remote e aiutare persone che senza le dovute cure sarebbero morte.

Viaggiare apre la mente e ogni viaggio accresce la mia convinzione che dobbiamo sempre imparare da ogni persona che incontriamo sul nostro cammino senza pregiudizi.