La seconda puntata del nostro viaggio alla scoperta dei più bei templi della Birmania ci porta a Yangon, l’ex capitale del paese (nel 2005 la capitale fu spostata a Naypyidaw) e ancora oggi capitale dell’omonima regione nel sud.

Fondata nell’XI secolo con il nome di Dangon, da piccolo villaggio di pescatori si è nei secoli trasformata in una città dalle enormi dimensioni e di grande importanza storica, politica e commerciale. Un grande impulso alla sua espansione si ebbe con dominazione inglese a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, durante la quale nuovi quartieri si aggiunsero a quelli storici, vennero costruiti nuovi palazzi che fondevano elementi tradizionali con le tendenze dell’architettura moderna e la città fu dotata di infrastrutture simili a quelle di Londra. Attualmente Yangon conta più di 5 milioni di abitanti.

In un paese famoso per i suoi templi, anche la città più grande, trafficata e cosmopolita mantiene un forte legame con la spiritualità. Tappa obbligata di ogni viaggio in Birmania, Yangon è anche la meta ideale per chi ha inserito nella sua personale lista di cose da vedere i templi più belli del paese.

Si dice Yangon, Rangoon o Rangun?

Yangon è il nome storico della città nonché l’attuale nome ufficiale. Rangoon è il nome con cui gli inglesi ribattezzarono la città durante il loro dominio. Rangun è l’italianizzazione del nome Rangoon.

I templi di Yangon

Dalla sontuosa Shwedagon Pagoda, una delle attrazioni turistiche più famose della Birmania, a piccoli templi di quartiere: gli edifici religiosi di Yangon sono una preziosa testimonianza della lunga storia di questa città, che nonostante sia oggi un importante punto d’incontro per affaccendati uomini d’affari e un centro di fermento creativo non ha dimenticato la sua spiritualità. Non sarà onnipresente come a Bagan, dove il sacro sembra permeare ogni aspetto del reale, ma riaffora qua e là, anche in angoli inaspettati della città.

Il suo tempio più noto è ancora un centro nevralgico attorno a cui ruota la vita cittadina. E allora anche noi, come tutti, iniziamo proprio dalla Shwedagon Pagoda la nostra esplorazione dei templi di Yangon.

Shwedagon Pagoda

La Shwedagon Pagoda è la perla dei templi birmani. È la più nota e la più visitata, ma nonostante le folle di turisti che ogni giorno la prendono d’assalto noi continueremo sempre a inserirla tra le attrazioni imperdibili in Birmania. D’altronde, come non voler ammirare un simile splendore?

È molto più antica della stessa città di Yangon – il suo nucleo originario risale a oltre 2500 anni fa – e per i fedeli ricopre um’importanza speciale perché si dice che al suo interno siano conservate ciocche di capelli del Buddha Gautama e altri cimeli religiosi. Riveste anche un’importanza simbolica per il popolo birmano perché fu un luogo di protesta durante il movimento per l’indipendenza del paese. Proprio qui Aung San Suu Kyi tenne uno storico discorso davanti a un’enorme folla nel 1988.

Come se i motivi storico-culturali non fossero sufficienti a farne un’attrazione imperdibile, la Shwedagon Pagoda è anche uno splendore da guardare: un tripudio di oro, pietre preziose e sculture. Scintillii e suggestioni vi attendono a ogni angolo; a riportarvi su una dimensione terrena saranno le bancarelle che fiancheggiano gli zaungdan, i camminamenti coperti che portano al cortile principale. Potrete anche farvi predire il futuro o cambiare i vostri soldi.

Il tempio si compone di una pagoda principale alta 99 metri circondata da una miriade di pagode, altari e statue che sembrano quasi spuntare fuori dal terreno e che visti nell’insieme sembrano il set di un film che racconta una favola.

L’immenso stupa centrale è decorato con 5,448 diamanti e 2,317 rubini; in cima allo stupa è piazzato un diamante di 76 carati (circa 15 grammi), che di per sé rappresenta un tesoro dal valore inestimabile.

Non sappiamo quanti chili di oro siano stati usati nei secoli per adornare questo sfarzosissimo stupa, ma è certo che si tratta di un quantitativo da far invidia ad Arsenio Lupin. La tradizione di ornare lo stupa d’oro ebbe inizio nel Quattrocento con la regina Shinsawbu che donò il corrispondente del suo peso in oro per i lavori di miglioramento dello storico edificio. Suo genero rincarò la dose offrendo quattro volte il suo peso oro più quello della moglie.

I momenti migliori per visitare la Shwedagon Pagoda sono l’alba e il tramonto. Andare il mattino presto vi permette di vederla con poca gente e poter godere della sua magica atmosfera in tutta tranquillità. La vista della pagoda tramonto è una qualcosa di mozzafiato… stupenda, ma mettete in conto che anche molte altre persone vorranno ammirare questa meraviglia, quindi non è l’orario migliore se desiderate pace.

Per portare a casa scatti memorabili fotografate la pagoda dal ponte di legno sul lago del parco Kandawgyi. È anche il punto migliore da cui ammirare la pagoda al tramonto, con le sue pareti dorate che si riflettono sulle acque del lago.

Tooth Relic Pagoda

Dopo la sbornia di oro e turisti della Shwedagon Pagoda sentite il bisogno di atmosfere più intime e raccolte? Visitate la pagoda Swe Taw Myat, più nota come Tooth Relic Pagoda, così chiamata perché al suo interno sia custodito un dente del Buddha portato dalla Cina nel 1994.

Anche in questo caso si tratta di un importante luogo di pellegrinaggio per la popolazione locale, ma per i turisti internazionali è una chicca poco nota, rimasta al di fuori dei circuiti turistici più battuti. Rimarrete incantati dalla sua particolare forma e dalla perfetta simmetria dei suoi elementi.

Sule Pagoda

Un ottimo esempio di come la città di Yangon si sia evoluta inglobando al suo interno gli elementi della sua tradizione storica è la Sule Pagoda: una pagoda millenaria (le sue origini risalgono a oltre 2000 anni fa) che oggi è situata al centro di una trafficatissima rotonda.

Per molti visitatori è la prima struttura che cattura l’attenzione all’arrivo in città ed in effetti la vista di questo splendido tempio dorato immerso nel caos cittadino è qualcosa di singolare che non può passare inosservato.

Tanto oro anche qui, che di giorno scintilla alla luce naturale del sole; la sera la pagoda, illuminata artificialmente, sembra come un raggio di sole in una notte buio.

Lo stupa ha una forma ottagonale e si dice custodisca un capello del Buddha. Viene da chiedersi quanti capelli avesse il Buddha così che ne troviamo così tanti sparsi per i templi del sud est asiatico…