Un anno fa veniva fondato il gruppo Facebook Amanutenta viaggiatori bloccati all’estero. Rapidamente, spontaneamente, efficacemente i fondatori del gruppo e i volontari che hanno aderito sono riusciti a portare un aiuto concreto agli italiani rimasti bloccati in giro per il mondo allo scoppio della pandemia.

Un’esperienza importante che noi riteniamo meriti di essere ricordata. Come esempio di uso etico dei social media. Come esempio di come nel mondo ci siano ancora tante persone buone, generose, altruiste. Come esempio di come anche nei momenti più bui sia possibile incontrare qualcuno che ti prende per mano.

In occasione di questo compleanno per noi così carico di significato abbiamo intervistato Roberta Medda, fondatrice di Amanutenta insieme a Francesco Beccu.

Ciao Roberta, puoi presentarti in breve?

Sono sarda, ho 57 anni e mi occupo di floriterapia. Sono un operatore olistico e aiuto le persone a interpretare i messaggi dell’anima per ritrovare l’armonia tra mente, corpo e spirito in diversi modi. Oltre a questo sto facendo una ricerca indipendente sui fiori tropicali e sulle loro proprietà vibrazionali. Quando è scoppiata la pandemia mi trovavo in Borneo per studiare le piante.

Era anche un’occasione per stabilire dei contatti professionali. Volevo avvicinarmi a mio figlio, che vive in Australia e avevo iniziato a organizzare il mio trasferimento quando è arrivato il covid. Non lo so se il trasferimento è solo rimandato, per adesso sono nuovamente in Sardegna.

Chi lo sa cosa succederà. Quel che è successo l’anno scorso è una cosa impensabile, e dire che io sono dotata di grandissima immaginazione! Eppure non sarei mai riuscita a immaginare che qualcosa potesse far chiudere tutto il mondo com’è capitato.

Quando ti è venuta l’idea di Amanutenta tu eri ancora in Borneo?

Sì, mi trovavo in un giardino botanico quando la polizia locale mi ha invitata a tornare al mio alloggio perché c’era il coprifuoco. Io la parola coprifuoco in inglese manco la conoscevo e le notizie locali non le sentivo.

Ci racconti com’è nato il gruppo Amanutenta Viaggiatori Bloccati all’estero?

Ho tanti amici a Bali, sono iscritta a vari gruppi Facebook di italiani a Bali e in Indonesia. A marzo 2020 in uno di questi gruppi ho letto il messaggio di un ragazzo sardo che chiedeva informazioni sui voli perché aveva difficoltà a tornare in Italia. L’ho contattato in privato e gli ho chiesto qual era il problema. Mi ha detto che gli stava per scadere il visto e voleva sapere come fare. Mi sono resa conto che bisognava fare qualcosa. Considera che all’epoca non esistevano gli emergency visa, solo in seguito i visti scaduti sono stati rinnovati con questa modalità.

Parlando con lui mi è venuta l’idea di un gruppo Facebook, gli ho detto “Sentiamo un po’, magari da altre persone arrivano altre informazioni e consigli”. L’abbiamo aperto pensando a Bali, ma in pochi giorni ci sono arrivate tantissime richieste di aiuto da altri luoghi: dalla Malesia, dall’Australia, dal Messico, dal Myanmar, dal Perù, dalla Thailandia…

Tutti avevano il problema di rientrare. I voli venivano cancellati e non venivano restituiti i soldi. Un bel problema… non è che i viaggiatori hanno disponibilità di tanti soldi! In quel periodo il prezzo dei voli è  salito alle stelle. C’è stato un momento in cui per rientrare in Italia da Melbourne si pagavano anche 3000 euro a tratta. Se quel volo veniva cancellato e i soldi non ti venivano restituiti eri davvero dei guai. Sai, un conto se perdi 200 euro (che comunque per qualcuno può essere già un problema), se ne perdi 3000 è pesante. Quindi Amanutenta è diventato subito un punto di riferimento importantissimo.

E oltre ai soldi c’erano problemi pratici. Le persone non sapevano quali erano gli adempimenti per rientrare in Italia: le certificazioni, i moduli da compilare all’arrivo, isolamento fiduciario… Nessuno ci capiva niente all’inizio! Adesso siamo tutti pratichi. Io e Francesco abbiamo aperto il gruppo, ma le persone che si sono iscritte sono diventate dei volontari, ognuno ha dato il suo apporto.

Purtroppo non c’era sensibilità da parte degli italiani in Italia e questo ha reso necessario un gruppo in cui noi italiani bloccati all’estero ci siamo aiutati tra di noi.

logo gruppo Facebook Amanutenta Viaggiatori Bloccati all'estero

Cosa significa Amanutenta? Perché è stato scelto questo nome?

Amanutenta significa “presi per mano” in sardo e in latino. Rende bene l’idea di ciò che abbiamo fatto.
Abbiamo usato un logo che mi era stato regalato dal pubblicitario sardo Filippo Martinez in occasione di un’alluvione a Villagrandi Strisaili, dove era morta una nonna con la nipotina. Il paese subì parecchi danni. Feci una trasmissione televisiva con un gruppo di artisti sardi e in 14 ore raccogliemmo 200.000 euro da destinare agli abitanti del paese.

Fu un’iniziativa spontanea, organizzata sul momento. Io mandai un’email a tutti i miei amici artisti sardi pensando “Qualcuno verrà”. Aderirono tutti. La diretta doveva durare 4 ore, diventò di 6 ore, gli artisti continuavano ad arrivare e finimmo per fare una diretta di 14 ore. È stato molto bello.

Io sono convinta che ci sia più gente buona a questo mondo. In un modo simile è nato Amanutenta.

Mi parli della Campagna Adotta un Viaggiatore ideata da Amanutenta?

È stata una formula vincente che ha permesso di trovare un alloggio a persone che non avevano più soldi per pagarselo. Gli italiani in Italia hanno aiutato moltissimo, generosamente, mettendo a disposizione le loro case e i loro appartamenti per l’isolamento fiduciario. In Sardegna ad esempio ci sono molte seconde case e i sardi le hanno messo a disposizione, gratuitamente, per chi doveva fare l’isolamento fiduciario. Anche in posti bellissimi, come Baia Sardinia, a Cabras, ad Alghero, zone meravigliose! E tutte gratuitamente.

Chi adottava un viaggiatore (la madrina o il padrino) veniva messo in contatto direttamente con il viaggiatore. Attraverso Amanutenta non passava niente, non c’era circolazione di denaro. Ma il denaro sì che è stato tirato fuori. Ci sono stati padrini e madrine che hanno sostenuto economicamente viaggi di rientro per le persone che non avevano avuto il rimborso del biglietto o peggio che non avevano nemmeno più soldi per comprarsi il cibo.

Amanutenta è stato il ponte fra volontari e viaggiatori in un momento di emergenza. Un momento in cui, va ricordato, tanti italiani si sono messi contro gli italiani all’estero.

In che senso contro?

Gli italiani dicevano agli italiani all’estero “Non tornate”, “Cosa fate? Ci portate il covid?”, “State dove siete. Avete voluto andare via!”.

In quel momento l’Italia era una delle nazioni più colpite e c’era un sentimento strano verso i viaggiatori, venivano visti come quelli che spensieratamente se ne sono andati a farsi un viaggio. Ma sono tanti i motivi per cui uno viaggia! Si può viaggiare per lavoro, per andare a trovare una persona cara, per studio, per cambiare prospettiva di vita.

Noi abbiamo subito messo in chiaro sul gruppo che non avremmo tollerato messaggi di critica o in generale messaggi non utili all’obiettivo del gruppo.

adotta un viaggiatore

L’esperienza di Amanutenta ha mostrato il lato umano, etico dei social. Ma è stato sempre facile o ci sono state difficoltà nella gestione e moderazione del gruppo Facebook?

No, non ci sono state difficoltà. Noi amministratori non abbiamo avuto nessuna pietà per chi tentava di entrare nel gruppo per fare polemica, criticare, trollare, quindi problemi nel gruppo non ce ne sono stati.

Devo dire che sono state poche le persone che ci hanno provato. Molti di più i membri che si offrivano per aiutare in qualsiasi modo.

Puoi farci qualche esempio?

Potrei fartene tantissimi, te ne faccio uno molto significativo.

C’era una signora in Australia che era andata a trovare le sorelle. Non le vedeva da 25 anni e il viaggio era stato un regalo da parte delle figlie. Questa signora non parlava una parola di inglese ed era spaventatissima. “Se rimango bloccata da qualche parte e danno un annuncio o un avvertimento io non so che fare, non mi so spiegare”, diceva. Abbiamo lanciato un appello per l’adozione di questa signora a viaggiatori che prendevano lo stesso volo. Chiedevamo che venisse assistita fino all’arrivo in Italia. Hanno risposto all’appello i giovani, che tanto vengono criticati. Si sono dimostrati efficienti, umani, di grande supporto e disponibilità. Dicevano tutti subito di sì. Io non mi stupisco di questo perché di bella gente ne ho incontrata in tante occasioni. Quando tu chiedi la gente ti dice di sì.

Anche trovare persone disposte a sostenere economicamente non è stato un problema. Avevo addirittura persone che mi scrivevano in privato, mi dicevano “Sono pensionata, i soldi ce li ho, li posso dare”.

C’è stato anche il problema del rimpatrio dei viaggiatori con animali e anche lì siamo riusciti ad aiutare. Abbiamo rimpatriato persone con gatti, cani.  Anche più d’uno.

Per relazionarvi con agenzie e compagnie aeree avete avuto bisogno di persone con competenze professionali in ambito turistico?

Sì, è stato indispensabile e anche in questo caso abbiamo potuto contare sull’aiuto spontaneo delle persone. Serena Pinzi di Liberi nel Mondo che all’epoca si trovava in Indonesia, Lidia Danti di Isolalamente Viaggi a Pistoia, Stefania Bruni agente di viaggio a Siena e qualche altro agente di viaggio hanno messo a disposizione gratuitamente le loro competenze per cercare i voli di rientro e non far buttare via soldi a persone già in difficoltà. Un altro agente di viaggi che ci ha aiutato moltissimo era un sardo che abita in Brasile.

Noi consigliavamo di non cercare i voli sui portali e sui motori di ricerca. Consigliavamo di rivolgersi alle agenzie. Questo ha fatto la differenza. Con l’agente di viaggio c’è un rapporto diretto e può prendersi cura di te, mentre cercando un volo su un portale o un motore di ricerca non hai questa assistenza. Animati da uno spirito di fratellanza, gli agenti di viaggio che hanno collaborato ad Amanutenta hanno fatto gratuitamente quel che avrebbero fatto per un cliente. Lo stesso impegno senza trarne alcun profitto.

C’era bisogno e hanno aiutato. Gli italiani sono fantastici quando c’è bisogno. Mi dispiace solo che loro siano stati così duramente penalizzati nella loro attività a causa del covid.

Pensi che le testate giornalistiche siano state all’altezza del compito dell’informazione?

Facevamo prima noi. Uscivamo prima dei giornali perché avevamo acquisito le competenze che servono per la consultazione dei siti istituzionali. Abbiamo trovato persone molto in gamba e con competenze specifiche. Nel gruppo c’erano anche avvocati, persone che lavorano nei comuni, nelle province, nella protezione civile…

Il gruppo era ben organizzato, riuscivamo a dare informazioni tempestive. A ogni dcpm lo pubblicavamo e lo spiegavamo in maniera chiara, “Si fa così e così..”.

Siamo riusciti anche a dare informazioni che non arrivavano al pubblico. Una delle informazioni che siamo riusciti a diffondere è stata la questione dei fondi della protezione civile europea. L’Italia ha scelto di non utilizzarli mentre in altri paesi sono stati usati ampiamente. Con quei fondi si poteva avere uno sconto del 75% sulle tariffe aeree. Erano stati stanziati per questioni ambientali ma il 10 marzo 2020 parte di questi fondi è stata destinata al rimpiatro degli europei. Sul gruppo di Amanutenta puoi leggere la cronistoria. Purtroppo credo che in Italia solo un viaggio sia stato finanziato con quei fondi.

Un’altra campagna all’interno di Amanutenta è stata “Condividi il viaggio”. In cosa consisteva?

Secondo le norme in vigore, era impossibile per un italiano che rientrava dall’estero prendere mezzi pubblici per raggiungere la propria residenza o domicilio. Erano permessi solo spostamenti in taxi, auto con conducente e auto a noleggio, ma i prezzi erano folli. Poche persone potevano permetterselo. “Condividi il viaggio” è stata la nostra risposta a questa difficoltà. Permetteva a persone che facevano lo stesso viaggio dall’aeroporto alla città di destinazione di condividere le spese del noleggio, così il prezzo diventava accessibile.

Le parole chiave di Amanutenta sono solidarietà, sostegno, collaborazione. Cos’hanno significato concretamente?

Mi sembra che gli esempi che ho dato parlino da soli, ma posso aggiungere di più.

Collaborazione nel concreto significa che chi aveva competenze, possibilità economiche, disponibilità di una casa o un’auto in più le ha messe a disposizione. Sì, anche auto. Pensa, un’auto è stata fatta trovare in un parcheggio di un aeroporto per una persona che non aveva i soldi dell’autonoleggio. Tutti hanno collaborato affinché si raggiungessero i traguardi di tutti.

E questo vale anche per il sostegno. Io ho cercato di dare un sostegno emotivo: chiunque scrivesse veniva contattato da me telefonicamente su Whatsapp. Non mi sono fermata all’aiuto scritto su Messenger. Ho ritenuto indispensabile stabilire un rapporto più umano tramite l’uso della voce. Volevo confortare, far sentire che non avremmo mai lasciato solo nessuno.

Un altro esempio di sostegno è stato quello offerto dai giornalisti: alcuni di loro ci hanno dato una grande visibilità e questo ha permesso a persone in difficoltà di conoscere il nostro gruppo. Questa visibilità non era una cosa scontata. Gli italiani bloccati all’estero non era un argomento interessantissimo allora, con tutti i problemi e le difficoltà che c’erano in Italia.

E poi c’era il sostegno dato da chi aveva ricevuto aiuto. A tutti i viaggiatori chiedevamo all’arrivo di fare un rapporto. Questo serviva a dare informazioni utili a chi si stava mettendo in viaggio. Sono stati tutti molto precisi e seri nel compilare il rapporto. Sì, va sottolineato che c’è stata molta serietà da parte delle persone che abbiamo aiutato. Non è che una volta arrivati han detto “Tante grazie, chissenefrega”. Chi è stato aiutato ha aiutato.

Avevamo anche sostegno psicologico da parte di psicologi professionisti. Avevamo anche medici in pensione che hanno dato supporto medico a persone con ansia o altre problematiche.

Vedi, c’è stato sostegno in tutti i modi.

Solidarietà?

Beh, se non è solidarietà questa!

Pensi che questa macchina ormai collaudata possa rimanere in piedi per situazioni di necessità future?

Amanutenta è Amanutenta. Quando ci teniamo per mano, ci teniamo per mano. Chi lo sa cosa può capitare in futuro. L’importante è mantenere in piedi il gruppo così chi si trova in difficoltà ha qualcuno a cui rivolgersi. Magari può servire anche a sviluppare progetti di volontariato o occasioni di creatività. Chissà!

Roberta, tu sei madre e hai un figlio lontano. Come vivi la lontananza? Come la vivevi prima del covid e come la vivi adesso?

Se mio figlio è felice io sono felice. Se i suoi occhi sono felici io sono felice.

Vedo i figli delle mie amiche qui in Italia che hanno perso il lavoro, non sanno cosa faranno, sono distrutti e rovinati. Le mamme vedono tutti i giorni il loro figlio in queste condizioni. Io mio figlio non lo vedo però so che sta bene, sta lavorando, non ha mai smesso, ha il suo stipendio. Ai tempi di mia madre gli emigrati mandavano cartoline che non arrivavano mai. Adesso abbiamo i social, possiamo sentirci e vederci in faccia. La lontananza è una cosa che si può sopportare.

Se lui è felice io sopporto tutto. Se ce l’ho vicino ma è triste io potrei morire.

Concludo con una domanda frivola. Immagina che magicamente è sparito il covid, qual è il primo posto dove vuoi andare?

Indonesia!

Un posto in particolare?

Il primo posto dove vorrei ritornare è Sulawesi. Mi paice perché è un’isola magica, fantastica, poco conosciuta, dove ho trovato tante similitudini con la Sardegna. Io sono appassionata di cimiteri e riti funerari. Qui in Sardegna abbiamo le domus de janas, io a Tana Toraja ho trovato le domus come in Sardegna con le corna di bufalo anziché le corna di toro. Ho capito tante cose della mia isola viaggiando in Indonesia. Ora non tornerei a Tana Toraja ma mi piacerebbe visitare le isole a sud, Wakatobi.

Pensa che io in Sulawesi sono capitata per caso. Volevo andare a Kendari perché mi avevano detto che era un posto molto bello. Ho dormito lì una notte sola perché a me non è piaciuto molto. Per fortuna in Indonesia gli spostamenti aerei costano veramente poco… sono tornata all’aeroporto e ho visto sul tabellone “Bau Bau”. Mi è piaciuto il nome e lì sono andata!

Vorrei tornare per visitare le lagune blu di quella zona, rivedere persone meravigliose che ho avuto modo d conoscere e continuare a studiare i fiori tropicali in questi luoghi incontaminati.

Grazie Roberta, per quest’intervista ma soprattutto per l’aiuto che hai dato a tante persone.