Qual è il primo materiale che ti viene in mente pensando all’Asia? Siamo certe che almeno nove persone su dieci a questa domanda risponderebbero “il bambù”. Case, palafitte e ponti in bambù sono un elemento che connota ai nostri occhi di occidentali il paesaggio asiatico. Sono costruzioni umili, eppure hanno una resistenza elevatissima e sono totalmente sostenibili: per certi aspetti, sono molto più moderne dei nostri edifici in cemento.

L’associazione di idee Asia-Bambù è così consolidata nell’immaginario collettivo che tra le esperienze che i viaggiatori occidentali in partenza per il sud-est asiatico più spesso sognano di fare compaiono il soggiorno in una tradizionale homestay in bambù e l’attraversamento di uno dei ponti in bambù che collegano le sponde del Mekong.

Sono in effetti due esperienze semplici da fare che ci avvicinano alla realtà di chi vive nei villaggi: per noi capanne e ponti (apparentemente) traballanti sono un’attrazione, per la gente del posto sono elementi fondamentali della vita quotidiana.

I ponti in bambù nel sud-est asiatico

Andiamo allora a conoscere meglio le tipiche costruzioni in bambù del sud-est asiatico. In particolare oggi vi parliamo di ponti, le linee orizzontali che traghettano persone e talvolta anche veicoli da una sponda all’altra di un fiume, evitando loro di fare lunghissimi giri che renderebbero le distanze tra i villaggi molto più lunghe. Insomma, si potrebbero definire una manna dal cielo. Invece sono il risultato dell’ingegno degli umani e dell’impiego di un materiale naturale dalle fantastiche proprietà.

Alcuni tradizionali ponti in bambù sono già scomparsi, sostituiti da traghetti o più frequentemente da nuovi ponti in cemento o altri materiali. Ma i ponti in bambù sono oggetto di una riscoperta da parte degli architetti contemporanei: così, all’insegna della sostenibilità, in Asia sono sorti nuovi ponti che combinano metodi di costruzione tradizionali con il design e know-how contemporaneo.

Vi presentiamo quattro ponti in bambù da ammirare durante un viaggio nel sud-est asiatico che esemplificano perfettamente la continuità tra vecchio e nuovo nell’uso di questo materiale. Sono tutti affascinanti: quelli tradizionali vi colpiranno per la loro semplicità e la loro totale appartenenza alla vita e alla cultura locale, quelli moderni per le loro forme sorprendenti e il loro mix di sapere antico e contemporaneo.

Il famoso U Bein Bridge della Birmania non compare in questa lista per un motivo molto semplice: è fatto in legno di teak e non in bambù!

Bamboo bridge in Solo

Il ponte sul Nam Khan in Laos

È quasi un’esperienza mistica attraversare il ponte in bambù sul fiume Nam Khan a Luang Prabang, l’antica capitale del paese. Questa cittadina del Laos settentrionale è famosa per una cerimonia religiosa che da centinaia di anni si svolge ogni mattina e vede coinvolti centinaia di monaci in processione. Lo scenario in cui è inserita Luang Prabang è davvero incantevole: la cittadina sorge su una penisola all’intersezioni dei fiumi Mekong e Nam Khan ed è circondata da maestose montagne verdi.

Non deve sorprendere che in questo lussureggiante contesto l’attrazione top sia un piccolo ponte di bambù: il Laos è proprio questo, semplicità e riti che si tramandano uguali da secoli.

Il ponte in bambù di Luang Prabang si trova in corrispondenza della punta estrema della penisola. È un ponte pedonale lungo circa 100 metri e consente di raggiungere i villaggi di Ban Xieng Lek e Ban Xiang Khong, due mete interessanti per conoscere le tradizioni artigianali della zona. Esiste anche un ponte più piccolo e meno famoso che collega la penisola con il villaggio di Ban Phan Luang, un popolare luogo di ritrovo della gente del posto per una cena in compagnia.

Entrambi i ponti appaiono molto fragili, tanto che quasi viene un po’ di paura quando si è in procinto di attraversarli. In realtà si sono sempre dimostrati solidi e affidabili, e questo è ancora più sorprendente se si pensa che… non sono ponti fissi! I ponti di bambù a Luang Prabang vengono costruiti e smontati ogni anno.

Durante la stagione delle piogge il livello del fiume si innalza così tanto da rendere inutilizzabili i ponti. All’inizio della stagione, intorno a maggio, i ponti vengono smantellati e le due sponde del fiume rimangono collegate solo da piccole barche locali che effettuano l’attraversamento. Quasi sempre, però, per passare da una sponda all’altra è necessario percorrere via terra il perimetro della penisola e attraversare il fiume dal ponte francese situato a sud della città vecchia. Costruito nell’Ottocento, questo ponte è un’eredità del periodo coloniale.

Intorno a novembre, con l’inizio della stagione secca e l’abbassamento del livello del fiume, i ponti in bambù vengono ricostruiti. Sono sufficienti un paio di settimane per completare la costruzione.

Per attraversare i ponti durante il giorno è richiesta una piccola somma e i soldi ricavati vengono usati per finanziare i lavori di manuntenzione e di ricostruzione. Dopo il tramonto l’attraversamento è gratuito… con il bonus extra delle lanterne che illuminano i ponti e si riflettono nelle acque del fiume: una vista magica.

ponte in bambu a luang prabang

Kampong Cham In Cambogia

Kampong Cham è una cittadina dela Cambogia centro-orientale sviluppatasi lungo le sponde del fiume Mekong. Deve il suo nome al gruppo etnico dei Cham ed è qui che si concentra la maggioranza della popolazione musulmana del paese. Molto meno trafficata e inquinata di località famose come Phnom Penh e Siem Reap, Kampong Cham è la meta ideale per rallentare il ritmo e godersi un ozio rigenerante.

La via principale è fiancheggiata da coloratissimi edifici coloniali e negozietti cinesi; viste sul Mekong appaiono da ogni via laterale. Anche qui, però, l’attrazione che attira il maggior numero di turisti è un caratteristico ponte in bambù.

Il Koh Pen Bridge di Kampong Cham viene citato in molte guide come il ponte in bambù più lungo al mondo… ma questo era vero solo fino a qualche anno fa.

Come i ponti di Luang Prabang, ogni anno veniva distrutto all’inizio della stagione umida e ricostruito all’inizio della stagione secca. Non era un ponte pedonale: era possibile attraversarlo anche in auto, in bici in motorino… ma pochi turisti si sono mai avventurati a farlo, spaventati dall’apparente instabilità del ponte (che invece era solidissimo, come quello di Luang Prabang) e dagli scossoni provocati dai dislivelli tra i vari pezzi che componevano la pavimentazione del ponte.

Lungo circa 1 km, aveva una forma leggermente a S che lo faceva assomigliare a un serpente sospeso sulle acque del Mekong. Univa la sponda occidentale di Kampong Cham con l’isola di Koh Pen ed era un’importantissima via di comunicazione per i pendolari locali. Per i turisti era un’attrazione in sé, ma era anche un passaggio obbligato per la deliziosa isola di Koh Pen, un’oasi di pace perfetta per una giornata di relax.

Ne parliamo al passato perché nel 2019 questo ponte è andato definitivamente in pensione. Smantellato con l’arrivo delle piogge, non è più stato ricostruito perché ormai non è più necessario, sostituito da un nuovo ponte in cemento che può rimanere al suo posto anche quando il livello del fiume si innalza.

Per non deludere i turisti, molti dei quali giungono a Kampong Cham proprio per vedere il Koh Pen Bridge, la gente del posto ha voluto costruire un nuovo ponte in bambù, più piccolo rispetto all’originale. Anche in questo caso l’attraversamento è a pagamento, ma si tratta sempre di pochi spiccioli.

Il Millenium Bridge in Indonesia

Dai ponti tradizionali costruiti dai residenti dei villaggi passiamo ora a presentarvi un progetto di architettura contemporanea realizzato da uno studio importante in collaborazione con la gente del posto. È un esempio di come oggi i metodi di costruzione tradizionali vengano riscoperti e valorizzati, integrandoli con nuove conoscenze e il gusto moderno.

Stiamo parlando del Millenium Bridge, un ponte pedonale in bambù che unisce l’ala est e ovest del campus Green School, una scuola dai metodi innovativi e molto attenta alla sostenibilità delle sue strutture. Il campus si trova a Sibang Kaja, una località dell’isola di Bali.

Pur ispirandosi agli umili ponti in bambù dei villaggi, il Millenium Bridge della Green School di Bali si presenta alla vista come un’opera impressionante. Viene definito dai suoi costruttori come il più grande ponte in bambù attualmente esistente in Asia, e non stentiamo a credere che sia vero.

Costruito nel 2011 su progetto dello studio Ibuku, è il risultato di un lavoro di squadra che ha coinvolto architetti, ingegneri, designer e artigiani internazionali e locali. La sua forma a corno di bufalo appare futuristica se paragonata a quella dei ponti in bambù di Luang Prabang e Kampong Cham, ma in realtà è ispirata alla tradizionale architettura Minangkabau.

Lungo 23 metri, conta 192 pali di bambù che simboleggiano i paesi del mondo. I lavori di costruzione sono durati otto mesi, un tempo notevolmente più lungo rispetto a quello richiesto dalla costruzione dei tradizionali ponti in bambù “fa e disfa”.

È possibile ammirare il Millenium Bridge solo partecipando a un tour guidato del campus Green School, privato o di gruppo. Fateci un pensierino. Non è ancora un’attrazione turistica inserita nei programmi di viaggio più battuti, in più il tour vi darà la possibilità unica di saperne di più sull’uso del bambù in architettura, sui metodi tradizionali di costruzione e sulle alternative sostenibili offerte da questo resistentissimo materiale. Un’esperienza insolita per conoscere meglio l’isola degli Dei.

Il ponte pedonale di Solo in Indonesia

Restiamo in Indonesia per ammirare un’altra opera contemporanea che si ispira ai tradizionali metodi di costruzione: si tratta del ponte in bambù di Solo, una città situata nella parte centrale dell’isola di Giava. È un ponte pedonale coperto che unisce le due sponde del fiume Kali Pepe nel cuore della cittadina, collegando il mercato di Pasar Gede e il forte olandese di Vastenburg. La costruzione del ponte ha rivitalizzato la zona fluviale e ha dato nuovo impulso alla vita cittadina.

Lungo 18 metri e con una larghezza che varia da 1,8 a 2,3 metri, il ponte di Solo è stato realizzato dalla branca indonesiana dell’organizzazione no-profit Architecture Sans Frontières in occasione della Bamboo Biennale 2016; la costruzione è stata completata nel 2017.

Non è 100% bambù: la pavimentazione è in cemento e le canne in bambù che costituiscono la struttura ad arco del tetto sono tenute insieme da un sistema di bulloni in acciaio. È comunque un ponte bellissimo da attraversare e da fotografare, ancora più dopo il calar del sole quando viene illuminato da deliziose lanterne tradizionali.

Bamboo bridge in Solo

Kreteg Pring Solo